Ed è proprio nel silenzio delle macchine che dormono – cioè quando i circuiti smettono di eseguire ordini e iniziano a “sognare” – che nasce When Machines Dream: Interazioni Generative, mostra personale di Gianluca Maffoni, allestita al Carme di Brescia e visitabile dal 6 marzo al 6 aprile 2025.
Una dimensione altra, quella creata dall’artista con le sue due installazioni, in cui lo spazio si fa organismo pulsante di vita, suono ed emozione. Le opere protagoniste infatti, Around e Contatto – fondendo arte sonora, tecnologia, e interazione – creano un’esperienza immersiva al limite tra il fisico e il digitale.
Perché è in quell’eterea ed evocativa atmosfera – che si percepisce entrando nello spazio espositivo completamente buio – che si comprende la potenza comunicativa delle opere di Maffoni: Around, la prima, posta al centro della Sala del Carme, sfrutta un sistema rotante dotato di un sensore ottico a riflessione capace di rilevare la posizione, la distanza, la dimensione e la quantità degli spettatori. Questi dati spaziali, vengono poi raccolti e trasformati in una cartografia delle presenze, che un “cervello” elettronico elabora in tempo reale, traducendola in una composizione musicale collettiva in continua evoluzione. L’ambiente si trasforma così in una mutevole sinfonia di suoni e percezioni emotive, in cui il pubblico stesso diventa parte attiva di un processo creativo in continuo divenire.
Gianluca Maffoni, Around, in When Machines Dream: Interazioni Generative. Fotografia di Alberto Petrò.
Contatto, invece, è il titolo della seconda opera; ubicata nella sala adiacente al padiglione centrale del Carme, l’installazione si sviluppa attorno a un interfaccia olografica composta da laser e fotoresistenze disposte a griglia. Ogni vuoto che intercorre tra i vari fasci luminosi funge da tasto virtuale, che si attiva quando una mano ne sfiora i “contorni luminosi”. «I segnali generati dall’interazione tra fruitore e laser – afferma l’artista – vengono inviati a un microcontroller ESP32, che dialoga con un software avanzato basato su algoritmi di Machine Learning e sulle catene di Markov, capaci di generare varianti musicali in tempo reale». Un’installazione in cui la composizione che ne risulta si evolve in modo imprevedibile, rispondendo a movimenti e interazioni.
Gianluca Maffoni, Contatto, in When Machines Dream: Interazioni Generative. Fotografia di Alberto Petrò.
In entrambi i casi, dunque, la tecnologia non è solo un mezzo, ma un’entità viva: l’interazione umana, sia attiva – come nel caso di Contatto – sia passiva – come nel caso di Around, si fa tramite necessario alla generazione di un suono. Un suono che è a propria volta creato attraverso dei processi stocastici, cioè causali e aleatori, che rendendo l’esperienza unica e irripetibile.
Ma quella di Maffoni non è “solo” una mirabile commissione di tecnologia e arte. È è una riflessione sulla possibilità di costruire un nuovo linguaggio tra uomo e macchina. È uno sguardo lanciato al futuro, con la consapevolezza però di ancorarsi ad un presente incerto.
Perché cosa potrebbe accadere se le macchine smettessero davvero di obbedire e iniziassero a interpretare? Cosa potrebbe accadere se potessero trasformare il dato in emozione viva, mutevole e profonda? La risposta è complessa, ma l’opera di Maffoni apre un ventaglio di possibili chiavi di lettura.
Perché in un’epoca cui il digitale sembra spesso freddo e distante, When Machines Dream invita a riscoprire il lato più umano della Macchina. Quello in cui un ascolto si fa melodia, un vuoto che si fa luce e un “respiro” si fa ordinaria ma insolita e necessaria poesia.
Nicoletta Biglietti
(Studentessa, Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia)